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Ungheria

Arte   Cultura
 
LECHNER
L'ARCHITETTO DEL COLORE
 
» il pi˜ grande rappresentante dello Stile Liberty in Ungheria.
La sua bizzarra e coloratissima architettura ricorda moltissimo quella dello spagnolo GaudÏ: non a caso Lechner viene definito il GaudÏ magiaro.
Questo geniale architetto del secolo scorso, prendendo le mosse dallo Jugendstil di Vienna, ha arricchito Budapest di colori e forme nuove.
Nelle sue creazioni architettoniche, infatti, adopera uno stile eclettico, come variegati sono i colori delle sue decorazioni.
Disparati i materiali adoperati: vetro, ferro, ceramica, cementoÖ.Un esempio? La Cassa di Risparmio di Budapest o il Municipio in maiolica e mattoni di KiskunfÈlegyhaza.
La rivoluzione dell'architettura non si arresta ai colori, ma investe anche le forme: scaloni, balaustre si animano di linee ondulatorie che conferiscono loro un notevole senso di dinamismo. Ovunque, lungo le scale, sono distribuite finestre dalle forme estrose che, portando luce, esaltano i colori straordinari usati da Lechner.
Si comprende, quindi, facilmente come gli Ungheresi abbiano riservato a lui alla sua morte (1914) fasti degni di un cittadino benemerito del Paese.
 
LISZT
 
Questo straordinario musicista Ë uno dei vanti dell'Ungheria: infatti, anche  se trascorse solo 6 anni nella sua terra natale, Liszt portÚ sempre con sÈ i caratteri inconfondibili della gente magiara: il nomadismo che corre sulle onde di una musica interiore che non smette mai di risuonare.
La vita di Franz, infatti, Ë quella del genio che lavora febbrilmente e si sposta da una cittý all'altra, affrontando viaggi estenuanti se confrontati con i tempi d'oggi. Non solo: profondamente amante della libertý, volle creare una musica al di fuori degli schemi e allíinsegna dellíimprovvisazione. La musica fu la sua vera passione: poteva dilettarsi e dilettare suonando per ore intere, seguendo líestro della sua creativitý.
Nato nel 1811 a Raiding, enfant prodige, inizia a sei anni, assistito dal padre, a 9 anni tenne il suo primo concerto in patria: pellegrinÚ da una capitale allíaltra (Parigi, Londra) con continue esperienze e confronti con altri musicisti di spicco.
Tutta la sua fatica, a ogni modo, fu premiata: fu circondato dalla stima di Wagner,  e dei critici. Idolo dellíalta societý, delle ìgrandameî, divenne in etý matura consigliere reale.
Certo, come ogni genio, ebbe una vita piena di contraddizioni che tutto sommato ne aumentano il fascino: abile collezionista di amanti tra nobildonne e allieve, díaltronde, fu pervaso da scrupoli religiosi. Sposato e padre di tre figli, non condusse certo una ìvita modelloî da padre di famiglia: ma allo stesso tempo, quando conobbe una principessa polacca di cui si innamorÚ, non solo non decise di sposarla, una volta che rimase vedova, ma addirittura allíetý di 54 anni decise di prendere líabito talare.
Ma niente paura! La sua vita continuÚ come prima tra successi, scandalosi amori e amicizie importanti.
Il suo mito di pianista divino in grado di ìvolareî sui tasti, regalando emozioni uniche a chi lo ascolta, si consolidÚ anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1886: il suo Sogno díamore, la Rapsodie ungheresi non solo continuano a essere suonate, ma vengono costantemente rivalutate e apprezzate per il loro carattere estremamente innovativo.  
 
BŠLA BART³K 
 
» considerato uno dei maggiori pianisti ungheresi.
Nato nel 1881 nella Transilvania Ungherese, ereditÚ una spiccata propensione per la musica dalla madre, sotto la cui guida si accostÚ al pianoforte.
A 18 anni il giovane decise di trasferirsi a Budapest per compiere gli studi di composizione allíAccademia Musicale.
Giý allíinizio del XIX secolo il giovane ungherese diede vari saggi della sua abilitý, divenendo un acclamato pianista e compositore: a partire dal 1907, infatti, insegnÚ pianoforte all'Accademia di Budapest e si esibÏ in varie tournËes in Ungheria e allíestero, pure in duo con la moglie e col violinista Szigeti.
La sua crescita musicale fu favorita anche dal sodalizio artistico col musicista Zolt·n Kodaly: entrambi si interessarono al canto popolare ungherese.
CosÏ per un decennio BÈla raccolse e trascrisse numerosissime testimonianze del vasto patrimonio musicale folkloristico della cultura balcanica, fino allora affidato esclusivamente alla memoria orale.
Nel 1939 il pianista si trasferÏ negli Stati Uniti, dato che líUngheria si stava avvicinando alla Germania nazista.
In America tenne conferenze, concerti e insegnÚ. Non riuscÏ tuttavia a integrarsi realmente nel tessuto sociale e culturale di questo Paese.
CosÏ cadde nel dimenticatoio e trascorse gli ultimi anni della sua esistenza in condizioni di indigenza fino alla morte, avvenuta nel 1945.
Nonostante líepilogo infelice della sua esistenza, il nome di BÈla BartÚk continua a sfuggire allíusura del tempo grazie a una musica molto particolare, che dallíunione di pi˜ stimoli e ispirazioni seppe ottenere qualcosa di estremamente innovativo.
Inizialmente influenzato da Brahms, Wagner, Debussy, Ravel, BÈla successivamente si accostÚ alla musica folkloristica: questa, infatti, gli sembrava líunica in grado di creare un'arte ìpuraî, libera dall'influsso di altre civiltý.
Dopo il 1910 avvertÏ l'influsso dell'espressionismo viennese (Berg, Schoenberg e Webern), anche se nellíultima produzione predilesse una musica pi˜ semplice.
Tra le sue opere pi˜ famose ricordiamo "Il Principe di legno" (1917), "Il Castello di Barbabl˜" (1918) e "Il Mandarino meraviglioso" (balletto, 1919), oltre a numerosi quartetti di archi.

 




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
LíARCHITETTURA
ORGANICA
 
Non vi aspettereste mai in un paese cosÏ attaccato alle sue secolari tradizioni, di trovare soluzioni architettoniche innovative, simbolo dellíarchitettura organica. PerchÈ organica? PerchÈ si ispira tremendamente alle forme organiche che si riscontrano in natura: animali, vegetaliÖÖ..
CosÏ si spiegano chiese dalle strutture curvilinee, interni realizzati in modo tale da sovvertire ogni aspettativa. Líiniziatore di questa estrosa architettura fu Imre Makovez, che, assolutamente incompreso e osteggiato dal regime comunista negli anni í60, ora Ë un genio indiscusso. Le sue opere pi˜ significative? La chiesa di Paks: forme bombate, un campanile ondulato a 3 torri, un bellissimo angelo custode che rivolge la sua preghiera al cielo, su cui si staglia luminoso. Il materiale pi˜ usato? Il legno, in aperto contrasto con il cemento armato abbondantemente usato durante il comunismo ñ il che spiega la strenua opposizione del governo centrale a questo ìmaestroî. Uníaltra opera di Makovez pi˜ recente, ma non meno singolare Ë la Cappella del cimitero PasarÌter, a Budapest: se vi entrate, avete la netta sensazione di addentrarvi nella gabbia toracica  di un essere vivente, data la massiccia presenza di costole di legno: e se pensate che in realtý vi trovate in  un luogo consacrato alla morte, líeffetto non Ë da poco.
Makovez, sicuramente, Ë il pi˜ famoso,ma non líunico esponente di questa avanguardia. Il pi˜ giovane Dezs– Ekler, per esempio, si Ë imposto allíattenzione generale: le sue case costruite allíinterno di boschi folti con la loro struttura ad ali che ricorda i mulini locali, con il legno che le ricopre interamente, si integrano perfettamente nellíambiente circostante.
Certo non a tutti piace líarchitettura organica: a taluni Ë parsa ìkitschî. Ma, se non altro, questo genere artistico con le sue fantasiose rielaborazione della realtý ñ per cui una vecchia cantina puÚ diventare una galleria cavata da talpe come quella di S·ndor DÈvÈnyi - ha il merito di dare delle soluzioni architettoniche in sintonia con líambiente, a partire dal materiale usato (legno, argilla, mattoni, ma non cemento armato). Del resto la scarsa propensione allíastratto e líattrazione verso il concreto Ë ulteriormente dimostrata anche dal fatto che líarchitetto convive per alcune settimane con chi decide di farsi costruire una casa, proprio per soddisfare al meglio le esigenze del committente.